Per un censimento della decorazione a quadratura
Introduzione
Anna Coccioli Mastroviti, Fauzia Farneti, Mario Paolo Semprini
Il catalogo è un insieme documentale contrassegnato da particolari requisiti, raccolto mediante norme specifiche e organizzato per la ricerca in una struttura sistematica1 e costituisce un processo conoscitivo arricchito dalle odierne tecnologie.
Dalla fine degli anni Settanta si ravvisa l’esigenza di una gestione automatizzata della documentazione anche come modalità di diffusione conoscitiva dei beni culturali. Tale attività di catalogazione richiede la compartecipazione di numerosi soggetti interessati alla conoscenza e comprensione delle diverse ‘sfaccettature’ del bene che, per la sua valenza polisemica, è un importante tramite di valori artistici, tecnici, scientifici, patrimoniali ed economici; implica, inoltre, la necessità di un confronto con la metodologia messa a punto dall’Istituto Centrale per il Catalogo e la Documentazione.
L’insieme documentale elenca le proprietà oggettive del manufatto, tenendo conto delle valenze storiche che lo qualificano come realizzato in un determinato tempo, luogo e contesto nonché gli eventuali attributi distintivi che lo caratterizzano come espressione di una determinata personalità artistica e di un ambito culturale specifico.
La costruzione del catalogo digitale si propone come uno strumento di intermediazione tra la complessa realtà culturale-documentale e le diversificate esigenze conoscitive dell’utenza, con l’obiettivo di offrire un quadro sincronico (consistenza e configurazione patrimoniale nell’ambito territoriale) e un quadro diacronico (periodizzazioni, ecc.) del patrimonio artistico non solo nella coesistenza e nello sviluppo dei suoi fenomeni.
La catalogazione dell’architettura dipinta e della pittura di architettura, finalizzata alla ‘messa in rete’ di tutte le informazioni relative agli oggetti indagati o beni culturali, è di grande importanza sul piano della conoscenza, della tutela e della valorizzazione di un patrimonio artistico ancora in gran parte poco conosciuto. Il quadra turismo- architettura dipinta da non confondere con la pittura di architettura -“bella facoltà del dipimgnre architetture e prospettive” (F. Baldinucci, Notizie de’ Professori…, Firenze 1846, IV, p. 678), si configura come genere pittorico autonomo in età barocca anche se l’interesse per l’imitazione dello spazio, delle strutture e dei materiali dell’architettura reale è una costante dell’arte: dall’antichità romana, di cui sono pervenute nelle domus significative rappresentazioni di colonnati e portici, attraversa il Medioevo acquisendo per la maggior parte un valore bidimensionale5 fino al Quattrocento quando, con il rinnovato impiego della prospettiva, vengono raggiunti talora straordinari effetti di commistione fra realtà e finzione. In numerosi ambienti artistici, fra cui quello fiorentino, in pieno Cinquecento sono riscontrabili decorazioni in cui le parti figurate sono inquadrate da elementi architettonici – lesene, colonne e architravi – con talora interessanti effetti di dilatazione dello spazio. È in questo secolo che molti artisti mostrano di aver compreso il profondo legame tra finzione pittorica e spazio architettonico e, primi fra questi, Bramante che costruì la prima prospettiva materiale a stucco e il Peruzzi.
La prospettiva è parte integrante dell’architettura e della pittura e molti dei “migliori” architetti, come sottolinea nel suo trattato Sebastiano Serlio, si formarono prima come pittori; il celebre trattatista cita Bramante che più di ogni altro artista precedente sembra aver compreso il profondo legame tra finzione pittorica e spazio architettonico, Raffaello, Peruzzi, Genga, Giulio Romano e sé stesso. Lo stesso concetto viene espresso anche da Andrea Pozzo che riporta ad esempio Michelangelo e Raffaello e afferma “L’architettura si deve imparare prima della prospettiva, essendo quella la materia di questa”, una affermazione che completa nel suo rovescio “È buon Pittore, è buon Prospettico, dunque sarà buon Architetto” (A. Pozzo, Perspectiva Pictorum…, vol. II, fig. sessantesimasesta, Roma 1700).
Nella funzione della prospettiva era dunque implicito il rapporto con l’architettura; essa serviva a rappresentare ambientazioni architettoniche in pittura, nella scenografia teatrale e negli apparati effimeri.
Profonde sono le correlazioni fra pittura e architettura; il sapere di un pittore prospettico doveva necessariamente comprendere conoscenze pittoriche e architettoniche. Nella letteratura artistica troviamo riferimenti alla formazione dei quadraturisti; Malvasia riferisce del Dentone che “comperatosi un Vignola e un Serlio, si pose a istudiar gli ordini dell’architettura, ed a praticar le regole della prospettiva”, diversamente dal suo maestro, Cesare Baglioni, che “ebbe a dir talvolta […] che bisognarsi oprar più con un certo giudicio e pratica, che con tante sottigliezze di una severa teorica” (C.C. Malvasia, Felsina Pittrice…., Bologna 1841, p. 106). Alla base della formazione architettonica e pittorica anche di Andrea Pozzo sono i trattati di architettura civile e militare, del Palladio, del Vignola e di Vincenzo Scamozzi e non solo la bottega e il cantiere.
È importante sottolineare il ruolo avuto dalla Compagnia del Gesù nella diffusione della pittura di quadratura e nella formazione matematico- prospettica dei quadraturisti; non a caso Andrea Pozzo con il suo trattato ha offerto soluzioni che hanno inciso sulla cultura settecentesca non solo italiana.
L’illusionismo architettonico si afferma prima di tutto a Bologna presumibilmente per quella propensione tipica di tanta cultura artistica settentrionale, a partire dalla seconda metà del Quattrocento, per “le accelerazioni prospettiche cui si affiancò l’insegnamento della scuola matematica affiancò bolognese e, seppure per breve tempo, quello di Luca Pacioli.
Tenuto conto di questa premessa metodologica, per meglio comprendere oggi la “vita” dei manufatti oggetto di studio, Archivi, catalogo delle quadrature, si articola in tre sezioni: Arte, Scienza e Restauro.
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Comitato Scientifico
Stefano Bertocci, Anna Cóccioli Mastroviti, Graziella Del Duca, Isabella Di Liddo, Fauzia Farneti, Martina Frank, Sara Fuentes Lazaro, Anna Maria Matteucci, Magno Moraes Mello, Giovanni Minutoli, Domenica Pasculli, Filippo Piazza, Marinella Pigozzi, Silvio Van Riel
Coordinatori
Italia: Anna Coccioli Mastroviti, Fauzia Farneti – Spagna: Sara Fuentes Lazaro – Brasile: Magno Moraes Mello
Sezioni
Arte: Anna Coccioli Mastroviti, Fauzia Farneti – Scienza: Stefano Bertocci – Restauro: Giovanni Minutoli, Silvio Van Riel
Catalogazione
Pubblicato con DOI: 10.82053/1747